LE ACLI PROVINCIALI DI LATINA PER UNA BUONA SCUOLA

“È buona scuola quando in un sistema scolastico si producono qualità, competenze, cultura, relazioni umane, quando si utilizzano strumenti formativi adeguati,  strutture innovative e misure didattiche di supporto. Un sistema scolastico funziona bene quando l’interesse diventa partecipazione attiva nell’insegnare e nell’apprendere, in un’ idea di scuola non chiusa in sé stessa ma aperta a scambi sociali che appassionino, stimolino e creino relazioni umane volte a generare contributi di crescita”. E’ questa la riflessione che, a pochi giorni dalla riapertura degli istituti scolastici, rende pubblica Cinzia Romano, responsabile settore scuola della Acli provinciali di Latina.

 “La funzione di un docente non può limitarsi al saper insegnare la sua disciplina, che è  quanto gli viene chiesto, ma deve poter fare ricerca nel suo ambito disciplinare per produrre cultura e trasmetterla. In una ampia visione di scuola è necessario che il diritto allo studio sia dunque garantito, perché su di esso fonda il principio fondamentale della formazione di nuove generazioni, attraverso la trasmissione di un sapere fatto di conoscenze ed esperienze. Un “Diritto” che è sancito dagli articoli 2, 3, 33, 34, 38 della Costituzione e che assicura l’accesso al percorso formativo di ognuno, a prescindere dalle condizioni socio-economiche di partenza – spiega ancora Romano-. Ma diritto allo studio deve essere garantito anche ai portatori di handicap, cioè coloro che presentano una minorazione fisica, psichica o sensoriale. A garantirlo interviene la legge quadro 104/92, la legge 517/77 e la 170 /10. Tutte contemplano l’utilizzo di strumenti di supporto adeguati volti a tutelare il processo formativo. In presenza di una certificazione medica, deve esssere prevista  la figura della docente di sostegno che funge da guida e supporto nel percorso di apprendimento. La carenza di personale docente specializzato a fronte di un aumento progressivo e significativo di alunni con disabilità e/o deficit di apprendimento non garantisce la tutela al diritto allo studio e comporta ricadute negative non solo per l’alunno certificato ma anche per l’intera classe”.                       

“ Questo deficit – spiega ancora Cinzia Romano – comporta una seria condizione di frustrazione da parte del docente il quale, senza alcun sostegno, deve prendere in carica gli alunni certificati e/o in via di certificazione per i quali è necessario un piano didattico individualizzato, e allo stesso tempo assicurare un percorso formativo agli alunni che seguono il programma di classe, con il rischio di sottrarre qualità al processo insegnamento-apprendimento. Comporta il pericolo di frustrazione per gli alunni con disabilità in quanto percepiscono chiaramente una carenza di supporto adeguato in quello che è il loro diritto di apprendimento che perde così la sua forma inclusiva e creare invece  differenze. Il quadro si aggrava se si considera che oltre ad alunni certificati vi è  un numero sempre più  crescente di alunni B.E.S ( con bisogni educativi speciali, fisici, biologici, sociali, psicologoci, linguistici, economici) per i quali non è prevista alcuna certificazione, né  insegnante di sostegno. La legge prevede che gli alunni B.E.S siano presi in carica dal team docenti il quale deve predisporre un PdP, piano didattico personalizzato. I docenti di sostegno sono, dunque, figure fondamentali e non possono venir meno in un contesto in cui si creano i presupposti per costruire una società sana e feconda. Il ruolo del docente, non adeguadamente riconosciuto nel suo valore educativo, formativo ed economico, non può essere la cenerentola delle manovre finanziarie”.

Per la responsabile alla scuola delle Acli, Cinzia Romano, diventa quindi necessario “trovare delle risorse aggiuntive e nuove proposte, tali da garantire motivazione allo studio e qualità  dello stesso. Nella scuola primaria sarebbe sufficiente riorganizzare il tempo scuola degli insegnanti. Il CNL prevede, nella primaria e solo per questa, 8 ore di programmazione mensili. Le ore potrebbero essere ridotte a 6 o a 4 e impiegate in progetti di recupero per i bambini con difficoltà di apprendimento. Una manovra che non richiederebbe costi aggiuntivi da parte del MIUR e che garantirebbe supporto e sostegno adeguato nelle classi a favore di bambini e docenti”.